Materassi morbidi o duri: qual è la scelta migliore?

La durezza del materasso è uno dei dilemmi più ardui che tutti, prima o dopo, si trovano a fronteggiare. Del resto, poter godere di un sonno profondo e di qualità risulta fondamentale per recuperare da intense giornate di lavoro e il materasso è uno dei principali responsabili in grado di concretizzare questo privilegio.

Perché questo avvenga, bisogna prima sciogliere l’enigma da cui è scaturito questo articolo: è meglio un materasso morbido o duro? Di norma, i materassi morbidi sono più adatti a chi ha una corporatura minuta, mentre quelli più rigidi sono indicati per chi dispone di una costituzione robusta. La realtà, però, è che le percezioni sono soggettive e ognuno compie la scelta che sente più in linea con le proprie esigenze. Tuttavia, conoscere qualcosa di più sulla durezza dei materassi può sempre agevolare nel prendere decisioni oculate e consapevoli.

Quali sono i materassi più morbidi?

Nonostante le sensazioni personali siano imperanti nel regno dei materassi, può tornare utile sapere che si possono classificare in base ad una scala di valori di rigidità (non esiste però uno standard internazionale, ogni produttore li organizza come meglio crede). Quelli a cui viene assegnata la classe H1 sono i più morbidi e varrebbe quanto accennato nell’introduzione, cioè che le persone più leggere dovrebbero essere interessate al loro acquisto, perché, non sprofondando eccessivamente, si mettono al riparo da eventuali problematiche alla schiena. Alle classi successive corrisponde una rigidità progressivamente crescente e, tra i produttori, di solito, c’è chi si ferma ad H3 oppure arriva ad H5.

Altra indicazione preziosa sulla morbidezza dei materassi proviene dai materiali e dalle tecnologie utilizzati per realizzarli. Tra i più conosciuti ci sono quelli a molle, che però, essendo costituiti da un nucleo con elementi in acciaio, risultano piuttosto rigidi. Pertanto, se stai cercando un materasso soffice, meglio esplorare altri lidi. Una buona opzione può essere rappresentata dai materassi in lattice, ma dipende dal tipo impiegato: solo alcuni riescono a toccare determinate soglie di morbidezza. Dunque, per chi è alla ricerca di sensazioni avvolgenti, l’opzione migliore è la tecnologia memory foam: comprimendosi a seconda del peso della persona e modellandosi in base alla forma del suo corpo, trasmette gradevoli sentori di sofficità. 

Come ammorbidire un materasso troppo duro?

La rigidità eccessiva in un materasso è una delle principali responsabili di fastidi e dolori. Se ne hai acquistato uno con questa caratteristica, nonostante le ammaccature alla schiena e la rilevante spesa effettuata, non disperare, perché ci sono alcuni rimedi da mettere in atto, senza gettarsi subito nella drastica opzione del cambio.

    1. Inserire una base sotto il materasso. Si tratta di una soluzione capace di attenuare rigidità eccessive;
    2. Impiegare doghe solide. Quando la rete del letto è di scarsa qualità, le probabilità di girarsi e rigirarsi su un giaciglio scomodo sono decisamente più alte. Delle doghe solide possono però risolvere la problematica;
    3. Predisporre un topper fra materasso e coprimaterasso. Il topper, reso celebre ai più dallo chef stellato Bruno Barbieri, è un sottile materassino di spessore tra i 3 e i 7 centimetri, che, posto sopra il materasso, costituisce uno strato ulteriore in grado elevare il comfort a livelli sorprendenti.

    Quanto tempo ci vuole per abituarsi al nuovo materasso?

    Oltre alla rigidità, quando si cambia materasso, un altro cruccio che affligge chiunque è sentire, durante le ore di sonno, una sensazione diversa sotto la schiena. Nulla di più normale: è solo questione d’abitudine, il corpo ha solo bisogno del suo tempo. Ma quanto?

    In generale, si prospettano circa due settimane di attesa, prima di ritrovare quell’agio indisturbato che tutti pretendiamo durante la notte. Si tratta però di un’indicazione temporale approssimata, perchè in realtà ognuno ha bisogno dei suoi tempi. Resta comunque utile prenderla come riferimento: se infatti il disagio persiste in maniera preponderante per oltre quindici giorni, si può incominciare a pensare di aver fatto una scelta sbagliata.  

    Attenzione però a non prendere decisioni avventate: una variabile, nel determinare le tempistiche di adattamento, è rappresentata anche dai materiali che compongono il materasso. Il lattice è quello che richiede il rodaggio minore, nei casi migliori potrebbe adattarsi al corpo solo in poche ore; I materassi in memory si rivelano piuttosto variabili, a seconda della loro densità: se questa è alta, non ci si deve stupire se l’adattamento dura un paio di mesi; quelli a molle, infine, richiedono tempi abbastanza brevi, essendo progettati proprio per adattarsi al peso del corpo.

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