Il materasso giapponese

materasso giapponese

Il fascino delle tradizioni del Sol Levante attraversa ormai molteplici aspetti della vita occidentale, dai contenuti audiovisivi che fruiamo da decenni per intrattenerci, fino alle nostre abitudini culinarie, sempre più rivolte verso piatti tipici giapponesi come il sushi.

Negli ultimi tempi però il Giappone sta esercitando la sua intrigante influenza anche sul mondo del riposo, e con discreti risultati a livello di apprezzamento: ormai non ci si sorprende più se qualcuno dichiara di dormire su un futon, il caratteristico materasso giapponese. Ma siamo sicuri che sia così performante da garantire un sonno di qualità?

Cosa vuol dire e storia del futon

Il termine futon, tradotto dal giapponese, vuol dire letteralmente “materasso arrotolato”. Un significato che indica esattamente ciò che il futon è nella pratica: un materasso in cotone, rigido, sottile e arrotolabile, che può essere rimosso dal pavimento dopo l’utilizzo per sfruttare la superficie della stanza ad altri scopi.

Nella cultura giapponese il futon, in realtà, non viene posto direttamente a terra, ma poggia su un tatami, ovvero una stuoia di paglia di riso rivestita di giunco: un supporto molto diverso rispetto ai letti occidentali, ma in Giappone è la normalità. A confermarlo anche le usanze storiche della popolazione giapponese, da sempre abituata a dormire sostanzialmente per terra: nell’antichità si coricava direttamente sul tatami, poi, con l’avvento del cotone, è subentrato il kaimaki futon, una sorta di kimono imbottito che aveva lo scopo di aumentare il comfort durante il sonno.

Ci si rese subito conto delle migliorie introdotte da quest’indumento e, quando nel XIX secolo aumentò la disponibilità di cotone nel paese del Sol Levante, venne l’intuizione di trasferire la comodità del kaimaki futon in un supporto non indossabile da interporre tra il tatami e la persona: nacque così il futon, che ancora oggi è il letto per antonomasia in Giappone e si sta diffondendo sempre di più anche in Occidente.

Come sono fatti i materassi giapponesi?

I futon sono formati da diverse falde di cotone rivestite con una fodera trapuntata a mano e si presentano come materassi molto sottili: in Giappone non superano i 6/7 centimetri di spessore, mentre in Occidente sono stati riadattati alle abitudini di comfort della popolazione, toccando i 14 cm. Ne esistono di varie misure (singolo, 80/90 x 200 cm, a una piazza e mezza, 120/140 x 200 cm e matrimoniale, 160/180 x 200 cm) e, a livello di materiali, non sono rimasti ancorati al solo cotone (il materasso giapponese della tradizione è realizzato al 100% in cotone), ma hanno accolto in sé anche diverse soluzioni impiegate nel settore dei materassi occidentali: ormai non è raro imbattersi in futon che presentano imbottiture con strati di memory foam (per migliorarne l’adattabilità al corpo), lattice (per aumentarne la morbidezza) o fibra di cocco (per accrescerne traspirabilità e rigidità).

5 motivi per cui è meglio evitarlo

Nonostante il futon, entrando in contatto con gli standard occidentali, sia certamente progredito in termini prestazionali e, in ogni caso, rappresenti una soluzione per la notte suggestiva e dal fascino unico, non si può definire l’opzione più congeniale per godere di un sonno di qualità. Del resto, si tratta pur sempre di un materasso messo a terra e da qui derivano tutte le motivazioni che dovrebbero indurre a fare altre scelte per il proprio supporto notturno:

  1. O troppo caldo o troppo freddo. La vicinanza al pavimento a cui introduce il futon ha effetti negativi a livello “climatico”: tutti gli eccessi di temperatura dello stesso vengono patiti, in un senso o nell’altro, quasi direttamente;
  2. Attenzione agli acari. Sul pavimento, si sa, si depositano ingenti quantitativi di polvere, che è proprio il cibo preferito degli acari: dormendo a terra, la loro presenza risulta molto più fastidiosa;
  3. Meglio star fermi. Il futon dispone in maniera limitata di supporti per ammortizzare i nostri movimenti notturni: ecco perché rigirarsi su un materasso giapponese può trasformarsi in una vera e propria sofferenza!
  4. Posizioni scomode. O prono o supino. Se vuoi stare comodo su un futon non ci sono alternative: dormire sul fianco non è contemplato, perché la rigidità del materasso giapponese rischia di essere eccessiva, causando dolori;
  5. Manutenzione rigorosa. Un futon, per essere mantenuto nel tempo, richiede di essere curato con grande costanza: è consigliato lasciarlo al sole almeno 3 volte a settimana in modo che possa dissipare tutta l’umidità assorbita durante la notte! Sei sicuro di riuscire ad essere così rigoroso?
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