Perché il cosleeping è così apprezzato dai genitori

Il cosleeping è una pratica antichissima e ricercatissima dai genitori: il sonno condiviso ha una funzione di sicurezza tanto per il bambino quanto per i genitori, e soprattutto per la madre, che ha la possibilità di rispondere prontamente ai bisogni del bambino e senza doversi privare del sonno per troppo tempo. Avere i bambini nella stessa stanza risulta notevolmente più pratico per il genitore nel momento in cui si viene svegliati spesso durante la notte. 

Che cosa è il cosleeping?

Si definisce cosleeping la pratica che prevede il riposo notturno del bambino nella stessa stanza dei genitori. Questa scelta deriva dalla volontà di essere sempre a disposizione del piccolo e di rispondere in maniera tempestiva alle sue esigenze. Inoltre, la vicinanza dei genitori è anche una fonte di rilassamento per il bambino, che in questo modo si sente rassicurato e percepisce la presenza dei genitori in modo costante. L’abitudine del dormire con i genitori è molto antica, ci accomuna addirittura alle scimmie: il piccolo della scimmia, in effetti, dorme sempre con sua madre, è una questione d’istinto. Il bambino nasce immaturo ed estremamente vulnerabile ai pericoli ambientali; nei millenni di storia dell’umanità, solo i piccoli che si tennero vicini alla madre sopravvissero ai pericoli della natura: i predatori, il freddo, la fame, l’esclusione dal gruppo. Di conseguenza, si è sviluppata nell’uomo una capacità di promuovere la propria sopravvivenza attraverso strategie di comportamento che in ciascun neonato emerge in maniera innata, geneticamente determinata: fra queste, il “sistema comportamentale dell’attaccamento”, che rinvia alla comparsa dell’ansia da separazione, placabile anche con la vicinanza fisica del genitore durante le ore notturne. Il genitore, dall’altra parte, risponde alle richieste di vicinanza del bambino attivando una capacità innata di accudire il suo bambino, rispondendo in maniera pronta e sensibile alle richieste di vicinanza e di rassicurazione, così, nel tempo il bambino si rassicura e impara che il genitore, anche se non c’è, è pronto a rispondere ai suoi bisogni. 

 

Come fare il cosleeping?

Paradossalmente, più al piccolo viene data la possibilità di dormire nel lettone o nella culla vicino ai genitori quando lo richiede, più diventerà capace, in seguito, di stare da solo: più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente diventerà, più tardi, autonomo. La scelta del cosleeping nei primi anni di vita del bambino è necessaria per la gestione delle poppate notturne: ogni 3-4 ore il piccolo si sveglia per mangiare, quindi è consigliabile che dorma insieme alla mamma per non privare quest’ultima del sonno notturno, considerata anche la natura impegnativa dal punto di vista fisico e psicologico dell’allattamento e della gestione dei bisogni di un bambino appena nato. Fare posto per il bambino nel letto dei genitori, o posizionare la sua culletta di fianco al lettone, non sarebbe quindi dannoso per nessuno, psicologicamente parlando, ma potrebbe rivelarsi una soluzione efficace con una vera e propria funzione di sicurezza per il bambino ma anche per i genitori. 

 

Quando smettere il cosleeping?

Non esiste un limite di età massimo per la pratica del cosleeping, anche se molti esperti, per il corretto sviluppo del bambino, lo consigliano fino ai 3 anni di vita almeno. Nella maggior parte dei casi, il bambino conquisterà gradualmente l’autonomia e acquisterà fiducia in sé stesso, fino a chiedere spontaneamente di andare a dormire nella sua cameretta. La condivisione del letto, tuttavia, è sconsigliata nei seguenti casi: se anche solo uno dei due genitori è fumatore, se si dorme sul divano o su una poltrona, se si consumano alcolici, se si è sotto l’effetto di droghe o medicinali che inducono un sonno più pesante, se si soffre di malattie che abbassano il livello di coscienza, o se si è molto stanchi e si rischia di non sentire il bambino. 

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